Perché i social media creano dipendenza
Perché i social media creano dipendenza : in questa articolo affrontiamo le caratteristiche tecniche pensate per farci restare sempre connessi.
I social Media sono sistema di comunicazione che permette di rimanere connessi e condividendo pensieri, immagini e video.
Grazie ai social media è cambiato radicalmente il modello di comunicazione tipico dei media tradizionali (radio, stampa, televisione): il messaggio non è più del tipo “da uno a molti” ma di tipo “peer”: più emittenti, con un più alto livello di interazione.
L’idea utopistica di questo modello, ai suoi albori, era la una democratizzazione dell’informazione ma soprattutto la possibilità di esprimere la propria opinione. Però a distanza di anni dalla nascita di concetto di social media abbiamo capito che non basta solo avere l’accesso all’informazione ma quella informazione andrebbe elaborata e soprattutto capita.
Non dobbiamo dimenticare che queste piattaforme sono prima di tutto delle aziende e come tali hanno l’obiettivo di generare profitto sulla base di un modello di business. Il modello di business è il mantenimento dell’utente connesso. Quindi il nostro tempo, la nostra interazione e nostri dati personali sono la vera moneta dell’era dei social.
Le strategie delle aziende sono pensate agganciare l’utente per far sì che quest’ultimo resti il più possibile oppure ritorn con frequenzai a controllare i suoi aggiornamenti.
è una strategia che non lascia spazio al vuoto. alla noia, che siamo sempre pronti a riempirlo di contenuti .
“Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei Tu”.
tratto social dilemma disponibile su Netflix
Perché i social media creano dipendenza

I Social media soddisfano un bisogno
Il successo di un’idea, nella maggior parte delle volte, viene sancito dal soddisfacimento di un bisogno che il mercato non riesce a coprire.
Per cercare di capire il successo delle piattaforme Bisogna capire quali bisogni sono andati a coprire e per fare ciò ci viene in aiuto Abram Maslow ( psicologo ) e la sua categorizzazione dei bisogni.
La teoria psicologica della Piramide di Bisogni fu proposta nel 1955 da Abraham Maslow il quale identifica e categorizza i bisogni umani in uno schema a piramide.
Com’è strutturata questa piramide dei Bisogni :
alla base abbiam i bisogni fisiologici
- bere mangiare
- dormire
- evitare il dolore
Iniziamo a scalare la piramide
- Sicurezza fisica (assicurare l’integrità del proprio corpo) e della salute (assicurare il buon funzionamento del corpo);
- Necessità di sicurezza nei vari contesti (casa, denaro, mezzo di trasporto, ecc.);
- Bisogno di un alloggio (protezione).
Necessità sociali (appartenenza)
Sono quelle esigenze collegate alla nostra natura sociale:
- Funzione di relazione (amicizia, coppia, colleghi o famiglia);
- Accettazione sociale.
Necessità di stima (riconoscimento)
Maslow ha descritto due tipi di necessità di stima, una superiore e una inferiore:
- La stima di livello superiore concerne la necessità del rispetto di sé stessi, e include sentimenti come fiducia, competenza, maestria, conquiste, indipendenza e libertà;
- La stima di livello inferiore concerne la necessità del rispetto da parte delle altre persone: bisogno di attenzione, apprezzamento, riconoscimento, reputazione, status, dignità, fama, gloria e inclusione sociale.
La soddisfazione di questi bisogni è la base di partenza del successo dei social soggiace alla logica del piacere e proprio quando si parla di piacere si può sviluppare la dipendenza.
Come se parlassimo di gioco d’azzardo, del cibo, del porno
Perché i social media creano dipendenza
Infinty Scrol e Effetto vegas
L’infinite scroll è un’introduzione da parte di alcuni social relativamente recente. Il primo fra tutti ad creare questa forma di fruizione di contenuti è stato il social cinese Tik Tok facendo proprio del infinite scroll il suo punto di forza. Questo tipo di fruizione può generare una forma di compulsione tipica dei giocatori d’azzardo chiamata Effetto vegas.
Prende il nome proprio da Las Vegas la capitale del gioco d’azzardo per antonomasia. Ebbene proprio come il giocatore di slot machine continua ad abbassare la leva o premere pulsanti in attesa del premio così l’utente continuerà a scrollare in attesa di un contenuto di suo gradimento. L’effetto vegas unito alla brevità del contenuto ( max 1 min ) aumentano il rischio dei più giovani di creare iperattività e disturbo dell’attenzione ( adhd).
Adam Leventhal professore dell’Università della Southern California ha analizzato un campione di 4100 ragazzi di scuola superiore (15-16 anni), da cui hanno selezionato 2.587 giovani senza ADHD.I ricercatori avevano l’obiettivo di osservare l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme social digitali (ad es. Facebook). Dopo due anni è stata valutata la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.
Bubble Filter
Il termine Bubble Filter è stato coniato dall l’attivista internet Eli Pariser nel suo libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You, secondo cui gli utenti vengono esposti di meno a punti di vista conflittuali e sono isolati intellettualmente nella propria bolla di informazioni.
Un mondo costruito su ciò che ci è familiare è un mondo dove non c’è nulla da imparare… (in quanto c’è) un’invisibile autopropaganda che ci indottrina con le nostre proprie idee.
Camere d’eco
Le camere d’eco dei social sono ambienti in cui le persone trovano e interagiscono principalmente con contenuti, opinioni e informazioni che rispecchiano le proprie credenze, idee e opinioni. Questo fenomeno è amplificato dagli algoritmi dei social media che tendono a mostrare agli utenti contenuti simili a quelli con cui hanno già interagito o che hanno già apprezzato.
Caratteristiche principali delle camere d’eco:
1. Filtraggio Algoritmico: I social media utilizzano algoritmi per personalizzare il flusso di informazioni degli utenti. Questi algoritmi spesso promuovono contenuti che l’utente è più probabile che apprezzi, basandosi sui suoi precedenti comportamenti di interazione.
2. Conferma dei Bias: Le camere d’eco rafforzano i bias cognitivi, in quanto gli utenti tendono a cercare e accettare informazioni che confermano le loro opinioni preesistenti e a respingere o ignorare quelle che le contraddicono.
3. Polarizzazione: Questi ambienti possono portare a una polarizzazione maggiore delle opinioni, poiché gli utenti sono esposti in modo preponderante a punti di vista omogenei e rafforzativi.
4.Esclusione delle Opinioni Diverse: Le opinioni e le informazioni contrastanti vengono spesso escluse o marginalizzate, rendendo più difficile per gli utenti incontrare e considerare prospettive diverse.
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!